CAP, Club Aviazione Popolare: raduno a Ozzano dell’Emilia

Il raduno di Ozzano Emilia (foto Pietro Fabbri)


Anche quest’anno l’Aviosuperfice “ Flyozzano” (LIKO) di Ozzano dell’Emilia ha ospitato, lo scorso fine settimana, il tradizionale Raduno del CAP (Club Aviazione Popolare) che ha avuto numerose presenze di velivoli nonostante l’anniversario celebrato nelle stesse date dei 110 anni dell’Aeroclub d’Italia sull’aeroporto di Pavullo nel Frignano, che ha dirottato alcuni equipaggi su questo aeroporto.
Nell’edizione 2021 del raduno ha suscitato grande interesse tra i velivoli il Pietenpol Air Camper I-PIET (s/n BHP IT012) con struttura a telaio e legno. L’aereo originale fu progettato da Bernard H.Pietenpol nel 1928 dotato di un motore ACE quattro cilindri raffreddato ad acqua. Il motore Ford modello A divenne in seguito il propulsore standard. Sucessivamente fu progettata una versione monoposto chiamata Pietenpol Sky Scout più piccola della precedente motorizzata con un Ford Model T. Altro aereo molto interessante è stato anche lo Stinson L-5 “Sentinel” I-VISP costruito negli anni ‘40 che ha iniziato la sua vita operativa sicuramente durante il 2° Conflitto Mondiale. L’aereo ritrovato in un hangar a Torino del locale AeroClub dopo un accurato lavoro di restauro in tutte le sue componenti che lo hanno riportato alle condizioni originali, nel gennaio 2006 ha compito il primo volo dopo tre anni dal suo ritrovamento. Non essendo stato possibile ricostruire la vera storia dell’aereo è stato configurato come 42-98491, un  L-5 che operò durante la 2^ Guerra Mondiale con la 88th  Divisione di Fanteria americana “Blue Devils” durante la Campagna d’Italia.
Ovviamente al Raduno hanno partecipato molti altri velivoli interessanti, fra cui un esemplare di Aviamilano P19  “Scricciolo” I-GAGI (n/c 20) e il  Warner WR2 I-ATOB (c/n F.V.01).

La storia del CAP
La costruzione amatoriale delle macchine volanti ha radici antiche. Verso la fine degli anni cinquanta in tutto il mondo, ma specificatamente negli Stati Uniti d’America, si sviluppò un’attività di costruzione, su base individuale, di aeromobili destinati ad essere impiegati soltanto dallo stesso costruttore, non soggetti al processo di omologazione richiesto invece dalle normative di legge per quelli in vendita al pubblico. Soltanto in seguito le costruzioni aeronautiche ebbero lo sviluppo a carattere industriale che tutti conosciamo, anche se quelle amatoriali non vennero mai meno.
Il fenomeno dell’aviazione d’amatore ebbe infatti un notevole impulso nel secondo dopoguerra: gente contagiata dalla passione del volo trovò in essa la soluzione per continuare o iniziare a volare in modo economicamente accettabile.
Questo fenomeno fu più evidente all’estero e, per esempio in Francia, contribuì in maniera importante all’espandersi dell’aviazione in generale: basti ricordare che velivoli nati per la costruzione d’amatore vennero in seguito riprodotti industrialmente in migliaia di esemplari, come il Bèbè Jodel. Quindi, intorno ai primi anni settanta, anche in Italia questo fermento prese piede proprio in analogia a quanto già avveniva in campo navale, dove era già possibile costruirsi una barca a titolo privato senza dover acquisire il titolo di cantiere.
A quel punto fu necessario per i costruttori amatori costituirsi in associazioni nazionali allo scopo di riunire gli sforzi per progredire in modo organico, sia dal punto di vista tecnico sia in quanto a regolamentazione.
In Italia, dopo anni di attività su base individuale, la costruzione amatoriale trovò il proprio punto di partenza nel 1970, quando quattro amici fondarono il Club Aviazione Popolare. Portabandiera di questa iniziativa fu il prof. Gianfranco Rotondi, docente del Politecnico di Milano il quale si trovò avvantaggiato dalla presenza nello stesso istituto del prof. Giorgio Aldinio al tempo, oltre che insegnante, Direttore Generale del Registro Aeronautico Italiano, Ente di diritto pubblico preposto alla emanazione della normativa nel settore delle costruzioni aeronautiche nonché alla sorveglianza sulle costruzioni.
Fin da subito il CAP raccolse l’adesione di appassionati di tutta Italia e il professor Gianfranco Rotondi ne fu Presidente fino alla sua scomparsa.
Una pietra miliare nella storia del CAP fu nel 1976 la Circolare n. 15 del Registro Aeronautico Italiano, che consentiva ad un costruttore di realizzare e volare in piena legalità con il proprio mezzo. Alla sofferta stesura di questo importante documento avevano concorso su fronti amichevolmente contrapposti i due compianti personaggi del mondo aeronautico e universitario di allora: il prof. Giorgio Aldinio, Direttore Centrale del Registro Aeronautico Italiano e lo stesso professor Rotondi. A loro va quindi tutta la riconoscenza dei costruttori amatori Italiani, del CAP e di tutti quanti amano l’aviazione.
Più di un quarto di secolo ci separa da quegli anni e dai primi timidi tentativi di costruzione amatoriale, quali gli autogiro di Vittorio Magni o il VP1 di Tieppo e Blini. Da allora gli autocostruiti Italiani sono andati via via perfezionandosi: vari Eze, Lancair, Glasair, CP 80, RV4 testimoniano un crescente progresso con l’impiego di tecniche e materiali più sofisticati, progresso che ha avuto un’espressione significativa anche nel campo del restauro, promuovendo, attraverso la costruzione amatoriale, la diffusione di cultura aeronautica. Significativo è il fatto che da qualche anno anche un crescente numero di costruttori di ultraleggeri si rivolge alla nostra Associazione per poter godere della stessa assistenza tecnica riservata ai costruttori amatori di velivoli certificati, nella convinzione reciproca che costruire bene significa anche volare in sicurezza.
L’impegno con cui svolgiamo la nostra attività è stato riconosciuto anche in campo internazionale: la FAI ha attribuito al CAP il “Diplome d’Honneur” nel 1993 e nel 2000.
Nel recente passato, anno 2004 per la precisione, sotto la spinta del nuovo statuto dell’Aero Club d’Italia che prevedeva l’attività della costruzione amatoriale ed il ripristino di velivoli storici, l’associazione si trasformò (con grosso travaglio interno) in Federazione CAP raggruppando in sé tutte le associazioni CAP generate dai propri soci a livello locale. La trasformazione aveva l’obbiettivo di occupare la posizione federativa prevista dall’AeCI, in modo da dare continuità storica e di preminenza all’azione di rapporto con le autorità aeronautiche fatta dall’associazione nei suoi trenta e più anni di vita, e di favorire l’azione di penetrazione sul territorio tramite associazioni più snelle e più vicine ai rispettivi soci.
Ancor più recentemente l’associazione ha ritenuto di dover ulteriormente aggiornare il proprio Statuto e la propria denominazione e quindi oggi è il Sodalizio CAP, come nel passato prima l’Associazione Club Aviazione Popolare e poi la Federazione CAP, la struttura in grado di tenere stretti rapporti tecnici con l’Autorità normativa, curando gli interessi di questa particolarissima categoria dei costruttori amatoriali e mirando ad essere delegata a svolgere, per conto della stessa Autorità, sempre più quelle funzioni per le quali si è proposta e che le sono state già ampiamente riconosciute. Con tale aggiornamento si è potuto anche ritornare ad avere il logo originale del CAP.
Lavorando con continua responsabilità ed affidabilità il CAP è cresciuto nella considerazione che di noi hanno gli Enti preposti al controllo delle attività aeronautiche, come l’ENAC, per esempio, che ha guardato a noi con sempre crescente simpatia ed ha dimostrato in tantissime occasioni di apprezzare la serietà e la competenza con cui cerchiamo di caratterizzarci. Tale apprezzamento è stato così tradotto nel 2009 in un Contratto di Servizio, tuttora valido, che ci permette di espletare per conto di Enac molti di quei compiti di sorveglianza tecnica sui velivoli amatoriali (e quelli Storici Orfani assimilati) prima svolti dagli stessi funzionari dell’Ente.

Ufficio Stampa Club Aviazione Popolare – Foto: Claudio Toselli – Panoramica raduno Ozzano Emilia in evidenza: Foto Pietro Fabbri
EdP-mb/ct

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