Operazione “Italian Job” della Guardia di Finanza contro il traffico internazionale di armi

Fermate tre persone ed eseguite perquisizioni per traffico internazionale di armi e di materiale dual use con Libia e Iran. Implicata un’impresa commerciale di Roma operante nel settore degli elicotteri e società con sedi all’estero

Gdf Venezia elicotteri traff. armi Gdf Venezia armiL’operazione “Italian job”, nasce da un procedimento penale iscritto nel 2015 presso la Procura della Repubblica di Napoli dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia – sostituti procuratori Catello Maresca e Maurizio Giordano, e dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli  – per reati di traffico internazionale di armi e di materiale dual use di produzione straniera. Oggi, nelle province di Roma, Napoli, Salerno e L’Aquila, il Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia, con il coordinamento del II° Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza, la collaborazione dello SCICO e dei competenti reparti territoriali ha dato esecuzione ad alcuni fermi e a dieci perquisizioni disposte dalla DDA partenopea.

Gli approfondimenti investigativi svolti dalle Fiamme Gialle dal 2015 a oggi hanno consentito di risalire ad alcuni soggetti italiani, e a un cittadino di nazionalità libica, dediti al commercio internazionale di armamenti di produzione estera. Tutti i soggetti coinvolti svolgono formalmente attività connesse con il commercio internazionale, avvalendosi anche di società con sedi in Paesi stranieri, principalmente in Ucraina e in Tunisia, mantenendo consolidati rapporti con personalità del mondo politico e militare negli Stati dell’area asiatica e mediorientale quali Iran e Libia.

Tra le aziende implicate spicca una società con sede in Roma, operante nel settore elicotteri che, sulla base dei riscontri effettuati, avrebbe, almeno in un caso, ceduto, attraverso triangolazioni – che hanno consentito alle merci di non entrare nel territorio nazionale – materiali di armamento di produzione estera verso l’Iran. In un altro caso, con le medesime modalità, una società basata in Ucraina, facente capo a soggetti italiani, avrebbe ceduto armamenti a gruppi militari libici. L’esame della documentazione cartacea e telematica sequestrata a seguito di perquisizioni eseguite nel novembre del 2015, congiuntamente con le risultanze delle indagini tecniche e delle dichiarazioni rese da persone informate sui fatti, ha permesso agli inquirenti di ricostruire l’entità dei traffici illeciti tra cui anche vari tentativi di vendere elicotteri militari, fucili d’assalto, munizionamento da guerra, missili anti-carro e terra-aria, sempre nei due predetti Paesi sottoposti ad embargo internazionale.

I nostri connazionali destinatari del provvedimento di fermo sono: Andrea Pardi, 40 anni, nato a Teramo, residente a Roma, legale rappresentante della Società Italiana Elicotteri s.r.l. con sede a Roma, indagato per traffico internazionale di armi e materiale dual use, con l’aggravante d’aver svolto l’attività illecita in ambito transnazionale. Il predetto, in assenza delle necessarie autorizzazioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero dello Sviluppo Economico, nel 2015 avrebbe esportato in Libia – nazione sottoposta a embargo internazionale con decisione del Consiglio dell’Unione Europea – elicotteri militari di fabbricazione sovietica ad uso militare, fucili d’assalto, missili, nonché materiale dual use; Mario Di Leva, 68 anni, nato a Napoli residente a San Giorgio a Cremano (NA) e la moglie Anna Maria Fontana, 62 anni, nata a San Giorgio a Cremano (NA), residente a Pescasseroli (AQ), anch’essi indagati per traffico internazionale di armi e materiale dual use, con l’aggravante d’aver svolto l’attività illecita in ambito transnazionale. I coniugi pare fossero convertiti all’Islam e radicalizzati.

Il cittadino libico, al momento non precisato dagli inquirenti, e risultato al momento irreperibile, è indagato per traffico internazionale di armi  in concorso con i coniugi Di Leva per la cessione in Libia di armi da guerra, essendosi recato in Ucraina per verificare la qualità degli armamenti, dopo essere stato accreditato dallo stesso Di Leva, presso l’impresa ucraina fornitrice, quale suo “direttore della produzione”.

Video Guardia di Finanza Venezia

 

(Fonte: Guardia di Finanza, Ufficio Stampa Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia, 31 gennaio 2017) Foto: fermo immagine video Gdf

(EdP-mb)