Il nuovo libro del comandante Flavio Babini verrà presentato l’11 marzo a Lugo

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Dopo il libro d’esordio dal titolo “Buon volo, Maggiore“, Flavio Babini, pilota e scrittore, presenta la sua seconda fatica letteraria “In bocca al lupo Maggiore – racconti di vita vissuta in Aeronautica”
Sabato 11 marzo alle ore 16:30 la presentazione del libro al Salone Estense della Rocca di Lugo (RA)
L’iniziativa, a ingresso libero, è organizzata dall’associazione “La Squadriglia del Grifo” in collaborazione con il Museo “Francesco Baracca” e il Comune di Lugo

Babini davanti allo Yankee
Un giovanissimo Flavio Babini ufficiale pilota davanti al suo Yankee

Flavio Babini, 62 enne, faentino doc, per lunghi anni pilota militare e civile,  oltre ad essere un’ottima penna è un personaggio unico dotato di grande simpatia, signorilità e stile, che possiede l’energia e il dinamismo di un ventenne.

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Flavio Babini scrittore davanti a uno Yankee di Cervia ora custodito in un museo
Babini copia 18.2.08 231
Uno Yankee del  101° Gruppo di Cervia ripreso in volo
G91 Flavio Babini copia 472
Un altro G91Y dell’8° Stormo di Cervia ripreso a Pisignano

Appassionato di volo fin da bambino, a soli 17 anni ha conseguito a Ravenna il brevetto di pilota civile. Passione che l’ha spinto a prendere una decisione fondamentale, quella di dedicare la propria esistenza alla vita militare e alla sicurezza dello Stato. Entrato in Accademia Aeronautica nel 1973, con il corso Orione 3°, si è laureato in Scienze aeronautiche, e ha al suo attivo oltre tremila ore di volo.

Durate la sua carriera di pilota, ha conseguito abilitazioni al volo su numerosi aerei, tra cui, Cessna 150 e 172, Piaggio P 148, Siai 208 M, Macchi MB 326 e MB 339, Fiat G91 T e G91 Y (su quest’ultimo caccia-bombardiere-ricognitore, ha totalizzato quasi 2.000 ore di volo). Inoltre ha volato con istruttore a bordo su Mirage V (BE), Jaguar (UK), Alpha Jet (GE), F 5 (SP), TF 104 G (IT), HH3F (IT), NATO e 3A AWACS. Infine, non pago di avventure aeronautiche, quando si è congedato dall’A.M. ha intrapreso l’attività come istruttore di volo civile.

Nella sua non breve esperienza in Aeronautica Militare, Flavio Babini ha vissuto circostanze ed esperienze molto formative e di grande importanza. Fra queste ricordiamo le più significative.

L’ultimo decennio della Guerra fredda, probabilmente il più drammatico e carico di tensioni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, è stato anche il più rischioso per i piloti in prima linea sui caccia bombardieri, che in quegli anni volavano prevalentemente a quote bassissime e a velocità sempre più elevate per eludere i radar.

Nel 1990 ha comandato il 101° Gruppo presso la base dell’Aeronautica Militare di Cervia, svolgendo importanti incarichi per la NATO.

Dopo l’esperienza di Cervia, è stato trasferito nel dicembre 1995, per tre anni, al quartier generale della NATO a Mons, in Belgio, presso l’ufficio del Movement Operations Section dove ha contribuito – per la parte aerea – alla pianificazione e alla monitorizzazione del primo e più imponente intervento di Peace Enforcement della NATO, che ha comportato l’invio di 70.000 soldati in assetto da guerra in Bosnia, in pieno inverno, nell’ambito dell’Operazione Joint Endeavour.

Durante l'”Operazione Giotto” nel luglio 2001 a Genova, connessa con il Meeting del G-8 che ospitava otto capi di Stato e primi ministri, è stato  impegnato come capo ufficio pianificazione e tasks dell’Aeronautica Militare e coinvolto in prima persona nell’organizzazione della difesa aerea del meeting stesso. Evento che ha segnato una svolta innovativa nell’impiego degli assetti aerei (elicotteri inclusi) dell’Aeronautica italiana; tale modalità d’impiego si è poi ripetuta in seguito in circostanze simili al G-8.

Dopo l’11 settembre 2001 è stato impiegato, per diversi mesi, presso il Coalition Coordination Center di Tampa (Florida- USA), diretto all’epoca dal Generale USA Tommy Franks, specializzandosi e operando fin dall’inizio con i colleghi piloti statunitensi in un nuovo tipo di guerra, quella al terrorismo islamico.

Per quattro anni ha partecipato, in qualità di coordinatore, al programma di ammodernamento del “radar volante” AWACS presso l’International Military Staff del Comando NATO di Bruxelles.

Locandina Lugo Babini Nel suo libro “In bocca al lupo, Maggiore” — che è «dedicato a tutti coloro che hanno sempre sognato di volare», come ama definire il suo autore — Flavio Babini descrive la vita e le avventure di un gruppo di piloti di una base dell’Aeronautica Militare durante la Guerra fredda. I protagonisti sono tredici piloti del 101° Gruppo di Cervia, che usano i cognomi di statisti sovietici come soprannomi in sfida al colosso oltrecortina, e l’aereo su cui volano è il leggendario caccia-bombardiere-ricognitore Fiat G91Y.

Un libro — articolato in 12 racconti, ricchi di suspence e di humour, dove rivivono lo spirito goliardico e le rivalità tra i reparti di volo dell’Aeronautica Militare di allora — in cui il lettore si trova catapultato in un mondo ai più sconosciuto, ma affascinante e fatto di severa disciplina, di duro lavoro di addestramento e di ebbrezza del volo, nel quale si realizza uno dei più grandi desideri dell’uomo: sentirsi liberi e innalzarsi verso il cielo, da dove ammirare la bellezza della terra e l’immensità del firmamento.

Un libro indicato in particolare a chi ama l’ebbrezza del volo e lo spirito di avventura; adatto a tutti, appassionati e non, uomini e donne, giovani e meno giovani. A questo proposito all’autore piace ricordare il commento di un lettore: “Attenzione! Tenere lontano dai bambini se non volete che venga loro la voglia di volare: questo libro crea dipendenza”.

Per sapere qualcosa in più di questo libro e approfondire la conoscenza del suo autore, pubblichiamo con piacere l’intervista che Flavio Babini ha rilasciato al quotidiano “Corriere di Romagna“.

Perché la voglia e l’esigenza di scrivere un libro?
Scrivere un libro è stata una sorpresa anche per me, non ci avevo mai pensato né ritenevo di esserne in grado. Tale esigenza è emersa dopo essere stato trasferito da Cervia, sede del 101° Gruppo Caccia Bombardieri e Ricognitori, verso un Quartier Generale del nord Italia. Ho reagito alla prolungata ed improvvisa inattività di volo con ripetuti incubi notturni: sognavo che dovevo volare, ma immancabilmente un imprevisto me lo impediva. Addirittura una notte ho sognato che, mentre facevo i controlli esterni pre-volo al mio jet, un pilota molto più giovane di me è salito sull’aereo ed ha iniziato la procedura di messa in moto. Infuriato, sono salito in cima alla scaletta ed ho incominciato a schiaffeggiarlo. Dopo quel terribile incubo ho deciso che nei momenti di nostalgia più acuta potevo “romanzare”, con tratti umoristici, alcuni episodi attinenti i piloti del 101 Gruppo. E’ così che è nato il mio libro d’esordio dal titolo “Buon volo, Maggiore“, un augurio che non si deve MAI fare a un pilota! Ora, la casa editrice Itaca ha pubblicato il secondo: “In bocca al lupo, Maggiore“. Almeno dal titolo sembrerebbe che questa volta il Maggiore non abbia bisogno di “scongiuri”, ma sarà veramente così?

La passione per il volo si traduce in una variopinta carrellata di racconti che realizza nel libro. Che nesso hanno con la sua «biografia»?
Quando, poco più che ventenne, sono arrivato alla fine degli anni ’70 in un reparto tattico di prima linea restandovi una decina di anni, sono venuto a conoscenza di vari aneddoti che ho considerato “leggende” e ho sempre ritenuto un vero peccato la possibilità che andassero perduti. Per tale motivo li ho utilizzati nei miei racconti, aggiungendovi alcuni episodi personali e di amici. In seguito alla pubblicazione, ho scoperto con sorpresa che alcune di queste “leggende” tali non erano affatto. Aggiungo che prima di lasciare definitivamente Cervia, ho fotocopiato alcune caricature di piloti appartenuti al 101° una dozzina di anni prima e che non avevo mai conosciuto. Ad ognuno ho attribuito il nome di uno statista sovietico e poi ho abbinato ad ogni volo, o episodio raccontato, ora l’uno ora l’altro dei piloti riportati nelle caricature. La sorpresa è stata che, dopo i primi racconti, questi personaggi hanno cominciarono a vivere di vita propria volando nuove ed avvincenti avventure. E così Lenin, Stalin, Marx, Molotov, Kruscev sono alcuni dei nomi in codice di questo mitico gruppo ambientato negli anni precedenti la caduta del muro di Berlino. Pertanto, rispondendo alla sua domanda, In bocca al lupo, Maggiore non lo considero una biografia personale ma un libro di narrativa.

Realtà e finzione volano veloci tra le pagine del libro. Una fatica editoriale sui generis che non ha nulla a che fare con la «letteratura aeronautica» specifica. Con che sguardo deve essere letto il suo «In bocca al lupo Maggiore»?
La letteratura aeronautica italiana si suddivide principalmente tra biografie di piloti e libri tecnici che forniscono descrizioni dettagliate degli aerei e dell’operatività della nostra Aeronautica Militare. I miei scritti sono opere di narrativa, sono una specie di “incursione” in un mondo abbastanza sconosciuto ai più, ma anche molto affascinante che attira l’attenzione e la curiosità di tanti. Occorre però tenere sempre a mente che sono racconti, originali sì, ma pur sempre romanzati, che non vanno dunque interpretati come assolutamente veritieri. Andrebbero fatte due presentazioni: una per promuovere il libro e la seconda, con chi l’ha letto, per rispondere a tutte le curiosità su dove termina la fantasia e dove inizia la descrizione vera. L’ultimo capitolo del libro intitolato “Per saperne di più”, attraverso note precise aiuta comunque il lettore, ad approfondire la conoscenza di questo “mondo”. Preciso anche che scrivere un tale libro, con questo approccio, non è stato per nulla semplice e questo spiega anche perché ci siano così pochi libri di pura narrativa su questo argomento. Da una parte si può rischiare di descrivere questi piloti come degli spericolati che si divertono e ne combinano di ogni sorta, con il serio rischio di ridicolizzare o, peggio ancora, denigrare una professione estremamente seria e pericolosa com’è quella del pilota militare. Dall’altra occorre comunque far vivere al lettore l’ebbrezza del volo, avvincerlo con episodi ricchi di suspense e di humour, talvolta esilaranti, alla Guareschi per intenderci. E’ un equilibrio non facile da trovare e comunque solo un pilota che ha vissuto tale esperienza ed ha rischiato migliaia di volte la vita può “permettersi”, diciamo così, di scherzarci sopra e scriverci un libro di narrativa! Spero di esserci riuscito.

È forse questo libro una sorta di atto d’amore per quello che rappresenta la sua vita: il volo?
Sicuramente sì, la passione per il volo mi ha sempre tenuto compagnia fin da ragazzo ed ha vissuto il suo periodo più emozionante quando ho prestato servizio per una decina di anni al 101° Gruppo di Cervia volando all’incirca duemila volte sul bi-reattore G 91Y “Yankee”. Quel periodo di intensa attività di volo ha coinciso con l’ultimo decennio della Guerra Fredda, probabilmente il più drammatico e carico di tensioni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Fu anche il più rischioso per noi piloti in prima linea sui Caccia Bombardieri che, in quegli anni, volavamo prevalentemente a quote bassissime e a velocità sempre più elevate per addestrarci ad eludere i radar. Descrivendo quegli anni, ho cercato di rivivere quelle esperienze indimenticabili, ma anche di trasmettere “quasi dal vivo” le emozioni che si provavano volando su un caccia a reazione che percorre un chilometro in 4-5 secondi.

A chi si rivolge il libro? Perché?
E’ un libro per tutte le età e per tutti, donne incluse. I racconti sono brevi, accattivanti e di facile lettura. Anche i termini tecnici aeronautici sono al minimo proprio per avvicinare tutti e non solo gli “addetti al lavori”. E’ sicuramente un libro che mette di buon umore e aiuta a non cadere in depressione. Ricordo un lettore del primo libro che soffriva di depressione e che mi contattò per chiedermi di scrivere il secondo: il primo era il suo rimedio principale contro la malattia e temeva di arrivare al termine senza un seguito… Aggiungo anche che i racconti sono ricchi di pensieri, frasi o episodi che esaltano l’umanità, lo spirito di corpo, la solidarietà ma anche la domanda sul senso della vita dei protagonisti. E, in quest’ultima frase, c’è anche la risposta al perché posta nella Sua domanda del perché abbia scritto il libro.

Questo è il suo secondo libro, è già pronto a decollare per nuove avventure letterarie?
Ho altri racconti nel cassetto e idee per altri, quindi direi che ho proprio voglia di continuare a condividere con tutti le mie esperienze di volo. Ma intanto, vi invito a salire con le ali della fantasia sul veloce Yankee leggendo In bocca al lupo, Maggiore.

(EdP-mb) 9 marzo 2017