La malattia da COVID-19 ci ha lasciati ma la paura rimane

(Foto di Gerd Altmann per Pixabay)

(Tempo di lettura: 10’:30”)

 

L’autore: Alessandro Capucci, originario di Faenza, bolognese d’adozione, professore ordinario di malattie cardiovascolari, per molti anni direttore della Clinica di Cardiologia dell’Ospedale Le Torrette di Ancona, un’eccellenza a livello nazionale e internazionale nel trattamento delle patologie cardiovascolari, dal 2008 al novembre 2019 direttore della Scuola di Specialità in Malattie Cardiovascolari presso l’Università Politecnica delle Marche. E’ stato inoltre uno degli otto membri in Europa del Working Group on Arhythmias della società Europea di Cardiologia, nonché vice presidente dell’associazione italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione, autore dello studio “Aritmie cardiache, cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco, influenze del sistema neurovegetativo” e inoltre organizzatore di vari progetti internazionali e artefice di numerose pubblicazioni.

Ormai sono trascorsi diversi mesi dalla comparsa e poi esplosione della malattia legata a questa infezione da Coronavirus, ma ancora oggi tutti i giorni dalle TV e nelle principali testate dei giornali ci vengono forniti i bollettini dei così detti contagi, chiamati a volte “nuovi focolai”, come se una nuova esplosione di malattia fosse dietro l’angolo, pronta a colpirci e ad ucciderci. Nel frattempo ogni giorno si praticano migliaia e migliaia di tamponi, che invece erano effettuati raramente (anche ai parenti dei contagiati) nei mesi fatidici di febbraio, marzo, aprile quando i malati, ricoverati negli ospedali per COVID-19 erano migliaia al giorno e i morti attribuiti a Coronavirus diverse centinaia. Si fanno, oggi, tamponi anche rapidissimi (esempio negli aereoporti) con risposte immediate, senza tenere conto che se già il classico tampone (che richiede almeno 3-4 ore per avere un esito) presenta un’accuratezza diagnostica che non supera il 70%, naturalmente il tampone a reazione più rapida sarà ancora meno performante. Pur tuttavia ci vengono forniti questi dati, non filtrati in modo accurato per quanto riguarda la loro veridicità, come espressione di un contagio ancora dilagante e pericoloso. Ma per la comune influenza negli anni precedenti ci hanno mai tenuti informati sulle percentuali di infezioni anche estive? Ci hanno mai delucidato la percentuale di mortalità legata ai comuni virus influenzali quando colpivano le persone più defedate ed anziane? Pensate che siano quei numeri molto distanti da quello che può produrre l’attuale Coronavirus?
Ormai sappiamo molte cose sul Coronavirus, che non conoscevamo prima e già questo fatto dovrebbe consentire, ai medici capaci, di gestire con più perspicacia gli eventuali pazienti che ne fossero ancora colpiti e ai mass media di fornire messaggi rassicuranti e non invece intrisi di falsi timori e depressivi per la popolazione.
Come prima cosa questo virus girava nella nostra realtà già dall’autunno scorso e quindi alcuni mesi prima che il nostro Presidente del Consiglio, il 31 gennaio 2020, promulgasse lo stato di emergenza. Questa affermazione è dedotta da esperienza sia personale che di medici impiegati negli ospedali del Nord Italia dove erano già state segnalate così definite “polmoniti interstiziali” in numero elevato e molto superiore alla norma da ottobre a dicembre. Inoltre se ben ricordate il comico Beppe Grillo girava con la mascherina già a metà dicembre. Il virus è pertanto potuto girare indisturbato per diversi mesi prima che la malattia esplodesse in tutta la sua virulenza e prima che la popolazione ne venisse informata. Oggi, dopo la tempesta dei mesi passati, gli ospedali sia italiani che europei sono vuoti da pazienti ammalati primitivamente di COVID-19 mentre le conoscenze su questo virus SARS-Cov-2 (peraltro in gran parte già esistenti nel febbraio 2020) si sono estese.
Il virus può rimanere vivo nelle superfici fino a 96 ore almeno (quindi non è trasmesso solo dalle goccioline di saliva). E’ a tutt’oggi controverso, nella vera scienza, se una persona positiva ma asintomatica sia in grado di trasmettere il virus (K. Kupferschmidt Study claiming new coronavirus can be transmitted by people without symptoms was flawed. Science News:2020) a differenza di quanto si vuol fare credere alla popolazione (H. Harapan et al Coronavirus disease 2019 (COVID-19): a literature review Journal of Infection and Public Health 2020;13:667-673). Il tempo di incubazione della malattia è di circa cinque giorni normalmente ma con casi fino a 14 giorni. Le donne in gravidanza non risentono della infezione in modo più accentuato e la malattia non è trasmissibile al feto. La trasmissibilità all’interno degli ospedali può essere molto alta, fino al 41% dei pazienti. La malattia nella fase attiva (quella trascorsa ormai da alcuni mesi, fortunatamente) ha colpito soprattutto gli uomini con età non solo molto avanzata, come erroneamente ci è stato sempre riferito dai nostri “esperti”, ma con range di età media fra 34 e 59 anni. La presenza di comorbidità può essere un elemento sfavorevole per il suo efficace controllo. A Wuhan non sono stati riportati casi di malattia sotto i 15 anni di età. In altre casistiche sono riportati casi pediatrici ma comunque asintomatici. E’ noto come la risposte del sistema immunitario della persona infettata dal virus con la messa in gioco della sua capacità antiinfiammatoria e dell’attività cellulare antivirale sia cruciale per inibire la replicazione virale e la sua disseminazione. I pazienti che hanno sofferto dei sintomi di una polmonite con severa tosse secca e febbre nel 10% hanno avuto una progressione verso una sindrome da distress respiratorio con successivo shock settico e morte. Sostanze come le citochine e le interleukine possono essere monitorate per valutare l’andamento della malattia. Altri sintomi di malattia possono essere gastrointestinali oppure tipo malattia da raffreddamento (rinorrea etc.), mialgia od anche sviluppare miocarditi e aritmie cardiache. A livello degli esami del sangue è solitamente presente linfopenia, prolungato tempo di protrombina, elevata prot C e D-dimero, in molti casi. Vi sono tipici aspetti al Rx e/o TAC del torace.
Queste esperienze, già pubblicate da tempo, ci insegnano alcuni principi fondamentali che possono essere utilizzabili qualora (non è il caso attuale) questa patologia si ripresenti nel prossimo futuro:
A) La malattia va trattata a casa all’insorgere dei primi sintomi, evitando di intasare gli ospedali che, abbiamo visto, sono una fonte di diffusione dell’infezione. Non bisogna impiegare gli antipiretici come unica terapia (la febbre è un utile mezzo di reazione all’agente infettivo) ma piuttosto evitare una crescita esponenziale della reazione infiammatoria con sostanze utili anche a favorire il mantenimento del legame fra O2 ed emoglobina, attaccato dal virus, come l’idrossiclorochina, eventualmente associata all’antibiotico Azitromicina (per ridurre la probabilità di sovrainfezioni batteriche). Questa terapia non dovrebbe essere autosomministrata bensì prescritta e controllata dal medico di medicina generale che dovrebbe essere il primo protagonista di questa lotta al Coronavirus. Questo è esattamente il contrario di quanto invece applicato nei mesi di massima malattia nel nostro paese. Questa strategia vuol dire decongestione degli ospedali che possono così continuare a trattare anche le altre importanti patologie sempre esistenti.
B) Oggi e già da diversi mesi non vi sono ammalati di COVID nelle Terapie intensive, quindi si può da tempo dire (se non viene fatto non è chiaro il perché) che stiamo attraversando un periodo di bassa virulenza e quindi anche di ridotta trasmissibilità del Coronavirus. I tamponi sono strumenti diagnostici del tutto imprecisi, come riportato in un mio precedente scritto, e comunque non evidenziano un malato da Coronavirus, ne sono in grado di valutare se quell’individuo positivo sia necessariamente infettante. Sono trascorsi quasi 9-10 mesi da quando circola il COVID-19 nella nostra area geografica e quindi è chiaro che più tamponi facciamo più persone troviamo che hanno avuto contatti anche recenti con il virus, ma questo ripeto, non significa “malattia” per cui chiamarli “ nuovi focolai” o “contagianti” non è corretto e contribuisce solo a creare paura ingiustificata e confusione. Gli illustri componenti del CTS dovrebbero ben saperlo ma tacciono. Non sono quindi i tamponi positivi che dobbiamo monitorare ma invece i pazienti dichiarati ammalati primitivamente di malattia da Coronavirus e gli accessi di questi ammalati nelle Terapie Intensive. Ho il sospetto che oggi siamo vicino allo zero.
Quindi il COVID-19 ci ha lasciati e possiamo riprendere una vita normale? Penso che il buon senso ci direbbe di passare alla considerazione seguente:
C) Siamo alla vigilia del tanto atteso anno scolastico e la confusione regna sovrana nei nostri governanti, nei sindacati, nel CTS su come affrontarlo. Oggi abbiamo, come scritto prima, certezze su punti che magari esistevano anche prima, ma erano solo ipotizzabili. Sfruttiamo queste nuove conoscenze e cerchiamo di ritornare ad una vita sociale decente, di cui la scuola, l’insegnamento, la cultura sono parte integrante ed irrinunciabile per la vita di una comunità. I giovani si ammalano poco, anche se possono essere positivi; la positività al tampone non vuol dire essere fonti di trasmissione della patologia. Ebbene allora lasciamo andare i nostri figli a scuola in libertà, con indosso di mascherine nei mezzi di trasferimento ma non durante le lezioni. Sia valutata la temperatura corporea all’entrata ed uscita da scuola o lezione e niente altro. Rimarrà utile una semplice valutazione della patologia solo e semplicemente dal punto di vista clinico (medici scolastici, medici di medicina generale) senza dovere necessariamente effettuare alcun tampone profilattico. Tracciando queste persone che si recano a scuola in un mese al massimo si potrebbe sapere se si può ritornare ad una vita normale oppure no e senza scialacquare fondi (inutili i nuovi banchi, etc.) che servono invece per rilanciare le imprese e per migliorare le infrastrutture ferme da decenni nel nostro paese.
In conclusione tutte queste notizie giornaliere sul numero delle persone positive ai fantomatici tamponi sono fuorvianti e servono solo a mantenere uno stato di paura e di scarsa mobilità e quindi a contribuire grandemente ad una ridotta produttività. E’ giunto il momento di ritornare in medicina alla valutazione clinica delle persone e nella realtà giornaliera a riprendere fiducia nella vita, in questo momento in cui già da mesi questo Coronavirus ha perduto la sua nefasta virulenza.

Prof. Alessandro Capucci
Ordinario di Malattie Cardiovascolari
E-mail: profacapucci@gmail.com

EdP-mb 

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