Covid-19: scoperto un biomarcatore in grado di predire la gravità della malattia e la mortalità nei singoli individui

Foto di Felix Ioncool per Pixabay

(Tempo di lettura: 03′:10″)

Frutto di una collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano, il Policlinico di Milano e l’Aeronautica Militare, la scoperta del marcatore molecolare è in grado di predire la gravità del quadro clinico nei soggetti affetti da COVID-19 e di ottimizzare gli sforzi terapeutici sul singolo individuo


Nasce a Milano, una delle città più colpite dalla pandemia, lo studio che porta all’identificazione della sfingosina-1-fosfato quale molecola che gioca un ruolo chiave nell’infezione da SARS-CoV-2.
La ricerca portata avanti da un team multidisciplinare di esperti, guidato da Giovanni Marfia e coordinato da Stefano Centanni e Laura Riboni, è frutto di una stabile collaborazione tra l’Università degli Studi di Milano, il Policlinico di Milano e l’Aeronautica Militare con l’Istituto di Medicina Aerospaziale di Milano.
Lo studio condotto su 111 pazienti rivela la presenza di un biomarcatore associato all’aggressività del COVID-19, descrivendo uno dei potenziali meccanismi responsabili della sua morbilità e mortalità, oltre a costituire un importante parametro predittivo di evoluzione della malattia sul singolo individuo.
Come spiega Giovanni Marfia, del Laboratorio di Neurochirurgia Sperimentale e Terapia Cellulare del Policlinico di Milano e Medico del Corpo Sanitario Aeronautico: ”Bassi livelli circolanti di sfingosina-1-fosfato sono indicativi di una aumentata probabilità che s’instauri un grave quadro clinico, che richieda il ricovero in terapia intensiva del paziente, oltre a indicare un’aumentata probabilità di esito sfavorevole e quindi di decesso. I dati analizzati ci hanno consentito di determinare un valore soglia di sfingosina-1-fosfato, misurabile dopo un prelievo ematico già al momento della manifestazione dei primi sintomi, sotto al quale aumenta l’incidenza di complicanze e danno severo a diversi organi tra cui polmoni, fegato e rene”. Lo studio dimostra come il dosaggio di questo marcatore al momento della positività all’infezione o all’accesso in pronto soccorso attraverso un semplice prelievo ematico possa consentire di stratificare i pazienti in funzione del rischio individuale e introdurre interventi terapeutici tempestivi.
La sfingosina-1-fosfato, descrive Laura Riboni, professore Ordinario di Biochimica dell’Università degli Studi di Milano, è un biomodulatore chiave in molti processi cellulari vitali, tra cui lo sviluppo e l’integrità vascolare, il traffico linfocitario e i processi infiammatori. Quando i livelli circolanti di sfingosina-1-fosfato diminuiscono, s’instaura un danno vascolare e un’alterata risposta del sistema immunitario che determina un eccessivo e persistente stato infiammatorio. Il ripristino dei livelli fisiologici di sfingosina-1-fosfato può rappresentare una strategia utile a ridurre il rischio di progressione infausta del quadro clinico in pazienti con COVID-19 e anche a indurre un’efficace risposta immunitaria dopo vaccinazione.
Lo studio, tutto italiano – sottolinea Stefano Centanni, Direttore del Dipartimento di Scienze della Salute e della UOC di Pneumologia dell’ASST Santi Paolo e Carlopotrebbe avere risvolti importanti, in quanto la sfingosina-1-fosfato può essere utilizzata come marcatore prognostico e di monitoraggio per l’andamento della malattia, permettendo una più precisa classificazione dei pazienti e la concretizzazione di interventi precoci”. Un altro risvolto importante di questo studio è che la sfingosina-1-fosfato può essere considerata un nuovo bersaglio terapeutico, sia in termini di ripristino dei normali livelli circolanti, sia nel potenziamento dei protocolli terapeutici in quei pazienti a più alto rischio, consentendo anche una migliore allocazione delle risorse sanitarie.
Siamo orgogliosi del team di ricerca che si è creato e che ha portato a questo importante traguardo”, spiega Giuseppe Ciniglio Appiani, attuale Capo del Servizio Sanitario dell’Aeronautica Militare. “Come rappresentanti delle Forze Armate abbiamo partecipato attivamente al servizio del Paese per la gestione dei focolai COVID-19 durante le fasi più critiche dell’emergenza in Lombardia. Ci fa onore essere riusciti a contribuire a questo importante studio scientifico che potrà sicuramente avere un impatto rilevante nella gestione dei pazienti COVID-19”.

I risultati della ricerca sono resi noti alla comunità scientifica, grazie alla pubblicazione su una rivista autorevole come EMBO Molecular Medicine.  https://www.embopress.org/doi/10.15252/emmm.202013424;  DOI. 10.15252/emmm.202013424

Decreased serum level of sphingosine-1-phosphate: a novel severity predictor of COVID-19
Giovanni Marfia1,2,3*, Stefania Navone1,3*, Laura Guarnaccia1,4, Rolando Campanella1, Michele Mondoni5, Marco Locatelli1,3,6, Alessandra Barassi7, Laura Fontana6, Fabrizio Palumbo2, Emanuele Garzia2,8, Giuseppe Ciniglio Appiani2, Davide Chiumello9, Monica Miozzo6, Stefano Centanni5‡, Laura Riboni10‡
* G. Marfia and S.E. Navone co-first authors; ‡ S. Centanni and L. Riboni co-last authors

(1) Laboratory of Experimental Neurosurgery and Cell Therapy, Neurosurgery Unit, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, via Francesco Sforza, 35, 20122, Milan, Italy.
(2) Istituto di Medicina Aerospaziale “A. Mosso”, Aeronautica Militare, viale dell’Aviazione, 1, 20138, Milan, Italy
(3)”Aldo Ravelli” Research Center, via Antonio di Rudinì, 8, 20142, Milan, Italy.
(4) Department of Clinical Sciences and Community Health, Università degli Studi di Milano, via Festa del Perdono, 7, 20122, Milan, Italy;
(5) Respiratory Unit, ASST Santi Paolo e Carlo, Department of Health Sciences, Università degli Studi di Milano, via Antonio di Rudinì, 8, 20142, Milan, Italy.
(6) Department of Medical-Surgical Physiopathology and Transplantation, Università degli Studi di Milano, via Francesco Sforza, 35, 20122, Milan, Italy;
(7) Laboratory of Clinical Biochemistry, ASST Santi Paolo e Carlo, Department of Health Sciences, Università degli Studi di Milano, via Antonio di Rudinì, 8, 20142, Milan, Italy.
(8) Reproductive Medicine Unit, ASST Santi Paolo e Carlo, Università degli Studi di Milano, via Antonio di Rudinì, 8, 20142, Milan, Italy
(9) SC Anestesia e Rianimazione, ASST Santi Paolo e Carlo, via Antonio di Rudinì, 8, 20142, Milan, Italy.
(10) Department of Medical Biotechnology and Translational Medicine, Università degli Studi di Milano, LITA, via Fratelli Cervi, 93, 20090, Segrate, Milan, Italy.

(Fonti: Ufficio Stampa Aeronautica Militare – comunicato congiunto con Fondazione IRCCS Ca’ Grande Ospedale Maggiore Policlinico,  Università degli Studi di Milano)
EdP-mb

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