Cobror (AssoDistil): “L’Italia investa in bioetanolo certificato, alternativa sostenibile ai carburanti fossili”

Alambicchi per la produzione industriale di bioetanolo (foto Ufficio Stampa Assodistil)

La nota di Sandro Cobror, direttore di AssoDistil, sull’urgenza d’investire risorse del PNRR per la diffusione del bioetanolo, come accade in ogni parte del mondo

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) rappresenta un’imperdibile occasione di rilancio degli investimenti in Italia. Con oltre 196,5 miliardi tra grants e loans previsti per il nostro Paese dal Recovery and Resilience Facility, cui si aggiungono 14,7 miliardi provenienti dal Next Generation EU, parliamo di un piano finanziario gigantesco in grado di dare un’accelerazione all’economia nazionale”. Inizia così la nota di Sandro Cobror (nella foto), direttore di AssoDistil, sul mercato dei carburanti da fonti rinnovabili in Italia e il confronto con l’Unione Europea.
La necessità d’impegnare il 70% dei grants tra il 2021 e il 2022 insieme a quella di spendere il restante 30% nel 2023 – spiega Cobrorimpone di operare scelte ambiziose, ma realistiche. In particolare, per quanto riguarda la Missione 2 del Piano ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’ si prevedono 69,8 miliardi, di cui 29,5 miliardi utilizzati per ristrutturare edifici pubblici, per migliorare l’efficienza energetica e la sicurezza; 8,6 miliardi per rilanciare la produzione di energia rinnovabile e idrogeno e 8 miliardi per trasporti pubblici, piste ciclabili e carburanti alternativi”.
Scarsa integrazione tra Piano nazionale di ripresa e il Piano su energia e clima europeo. “Da una prima lettura del PNRR – dice ancora il direttore AssoDistilsegnaliamo una scarsa integrazione con il Piano integrato energia e clima europeo che delinea gli scenari energetici nei prossimi dieci anni e, in particolare, nel settore trasporti con obiettivi vincolanti fino al 2030. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, infatti, dice poco o nulla a proposito dei carburanti alternativi necessari per decarbonizzare le emissioni del parco veicoli circolante, dominato almeno fino al 2030 da motori a combustione interna come chiaramente indicato dal PNIEC. La soluzione migliore, a nostro avviso, è quella di puntare su soluzioni efficienti ed efficaci immediatamente utilizzabili e non su improbabili e costosissime soluzioni alternative dal futuro incerto”.
Puntare sul bioetanolo certificato. “Oggi – continua Cobror – esiste un’alternativa all’uso di carburanti fossili che si chiama bioetanolo certificato sostenibile e che, oltre a essere il biocarburante più diffuso al mondo, ma non in Italia, consente un risparmio di emissioni rispetto alla benzina di oltre il 70%. Il bioetanolo può essere miscelato con la benzina fino al 10% oggi (cosiddetto E10) e utilizzato nelle vetture circolanti come già avviene in molti Paesi UE. In Italia esistono produttori di bioetanolo certificato sostenibile ma, non essendoci ancora un mercato nazionale, destinano il prodotto all’estero oppure per altri usi. L’uso di bioetanolo, se confrontata con altre soluzioni, non richiede enormi investimenti in infrastrutture, import di materie prime da Paesi extra UE, nuove motorizzazioni e costi di smaltimento. Il bioetanolo, non solo è disponibile in quantità, ma risponde pienamente ai criteri di sostenibilità fissati dalla UE ed è utilizzabile immediatamente senza alcuna modifica alle infrastrutture esistenti e alle motorizzazioni circolanti”.
Investire sul bioetanolo in Italia come accade nel mondo. “E’ fondamentale – conclude Sandro Cobrorche una piccola parte delle risorse del PNRR venga destinato a promuovere la diffusione del bioetanolo così che possa finalmente trovare il giusto spazio nel mercato dei carburanti da fonti rinnovabili come accade da tempo nei principali Paesi dell’Unione. Basterebbe fissare l’obbligo di immissione in consumo di E10 (contenente il 10% reale di bioetanolo al 2030), utilizzando meno dello 0,5% della dotazione del PNRR per finanziare i nuovi investimenti in bioraffinerie avanzate nel nostro Paese che, assieme alle distillerie esistenti, siano in grado di produrre tutto il bioetanolo che serve al nostro Paese al 2030 e per ridurre di almeno il 30% l’accisa sul bioetanolo evitando le attuali inaccettabili distorsioni di mercato”.

(un click sulle foto per ingrandire)

(Fonte e foto: Ufficio Stampa Assodistil)
EdP-mb

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