Campex 2015: test del sistema di protezione civile europeo

Esercitazione europea che si sta svolgendo a Skopje in Macedonia

Il Capo Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio (foto Protezione Civile)
Il Capo Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio (foto Protezione Civile)

«Essere preparati a reagire agli effetti dei disastri e renderci conto di quanto possiamo imparare gli uni dagli altri per migliorare le nostre capacità, è l’obiettivo principe della partecipazione alle esercitazioni internazionali di protezione civile». Così il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, che ha preso parte oggi alle attività legate all’esercitazione europea denominata IPA Campex 2015, che si sta svolgendo a Skopje, capitale della Repubblica di Macedonia. «Dobbiamo continuare a considerare le esercitazioni uno degli strumenti più efficaci – ha proseguito l’Ing. Curcio – sia per la prevenzione dei disastri sia per l’implementazione delle capacità di risposta e dell’interoperabilità tra le strutture chiamate ad affrontarle».

IPA Campex 2015, organizzata in collaborazione con la Direzione Generale UE per gli Aiuti umanitari e la protezione civile ed un consorzio costituito dai servizi di protezione civile di Slovenia, Croazia, Germania, Italia, Svezia e Macedonia, è parte di un ampio programma dell’Unione Europea basato sul rafforzamento della cooperazione e del coordinamento in ambito di protezione civile tra Paesi candidati e potenziali candidati dei balcani occidentali e la Turchia.
L‘esercitazione, organizzata dal 15 al 19 giugno, è la prima del suo genere in Macedonia, ed è basata su uno scenario di intervento post-terremoto, con particolare attenzione alle attività di gestione di alcune soluzioni per l’accoglienza delle popolazioni potenzialmente coinvolte.
Per questo, infatti, alla periferia di Skopje, in località Vizibegovo, è stato allestito un campo per 250 sfollati, che fornisce l’opportunità di testare, in un contesto di intervento internazionale, le modalità di coordinamento tra squadre di soccorso provenienti dai diversi Paesi partecipanti: Albania, Bosnia-Erzegovina, Repubblica di Macedonia, Montenegro, Serbia, Kosovo, Turchia, Germania e Italia.
In particolare, il nostro Paese ha inviato un Posto Medico Avanzato dell’Associazione Nazionale Alpini, destinato alle attività di triage, stabilizzazione e accoglienza, allestito e gestito grazie al lavoro di 4 medici, 4 infermieri ed 8 legisti coadiuvati da 4 funzionari del Dipartimento nazionale, che ha operato in stretto raccordo con i team sanitari degli altri Paesi.

«La risposta alle emergenze rappresenta una delle priorità per i Paesi Europei – ha sottolineato ancora il Capo del Dipartimento – la collaborazione in tempo di pace tra le autorità di Protezione Civile dei diversi Stati gioca un ruolo cruciale in quella che poi sarà la risposta efficace in eventuali emergenze reali. La reattività del sistema e la capacità di cooperazione tra le squadre internazionali sono alcuni degli elementi fondamentali che possono contribuire a salvare vite umane, e necessitano di continue attività di formazione e perfezionamento: questa è la ragione fondamentale per cui l’Italia è qui oggi.»

(Ufficio Stampa Dipartimento della Protezione Civile – 18 giugno 2015)

(EdP-mb)