Un giorno speciale per il Museo “Francesco Baracca” di Lugo: in visita Livio Lodi direttore del Museo Ducati di Borgo Panigale

Visita di Livio Lodi al Museo Baracca, 18 maggio 2016 (3)
(Da sx) il direttore del Museo Baracca Daniele Serafini, il sindaco Davide Ranalli, il direttore del Museo Ducati Livio Lodi e l’assessora al Comune di Lugo Anna Giulia Gallegati

Il 18 maggio si celebra la Giornata internazionale dei musei, e per il Museo Francesco Baracca di Lugo quella di oggi è stata senz’altro una giornata speciale.

A far visita al Museo Baracca è stato infatti Livio Lodi, direttore del Museo Ducati di Bologna – Borgo Panigale. Non a caso: fino al 22 maggio il Museo “Francesco Baracca” esporrà infatti in via eccezionale la Ducati 250 desmo Gp (sotto al centro della foto), ideata dall’ingegnere lughese Fabio Taglioni esclusivamente per Mike Hailwood. La moto è stata concessa proprio dal Museo Ducati di Borgo Panigale e porta l’emblema del Cavallino rampante, voluto sulla carena da Taglioni.

Visita di Livio Lodi al Museo Baracca, 18 maggio 2016 (1) Visita di Livio Lodi al Museo Baracca, 18 maggio 2016 (2) «Abbiamo ribadito più volte l’intenzione di questa Amministrazione di valorizzare la cultura a 360 gradi, e i motori fanno sicuramente parte della nostra cultura – ha dichiarato il sindaco di Lugo Davide Ranalli -. Parliamo della storia della tecnologia, della passione e delle persone che hanno cambiato il corso degli eventi, e Fabio Taglioni rappresenta tutto questo

«Abbiamo ribadito più volte l’intenzione di questa Amministrazione di valorizzare la cultura a 360 gradi, e i motori fanno sicuramente parte della nostra culturaQuest’anno il tema della Giornata internazionale dei musei è il paesaggio culturale e nel caso del nostro territorio la cultura non può prescindere dalla grande tradizione legata ai motori – ha spiegato il direttore del Museo Baracca Daniele Serafini -. Avere in questi giorni la Ducati 250 desmo Gp in esposizione ha anche un forte valore simbolico, per tutto quello che rappresenta per Lugo e per tanti appassionati in tutto il mondo

«Abbiamo ribadito più volte l’intenzione di questa Amministrazione di valorizzare la cultura a 360 gradi, e i motori fanno sicuramente parte della nostra cultura. È impossibile immaginare il romagnolo senza il “motore” – ha detto Livio Lodi -, al di là del legame con l’ingegner Taglioni, padre del sistema desmo. Il ruolo del nostro museo è anche quello di trasmettere alle nuove generazioni alcuni valori di questi territori. Dovremo essere capaci di raccontare e fare cultura con vivacità e dinamicità – ha proseguito  il direttore del Museo Ducati -, andando oltre le informazioni di base che ci vedono soddisfatti quando sappiamo che Baracca era un aviatore e la Ducati è rossa. Dal punto di vista culturale, per quanto riguarda la storia dei motori, nella nostra regione siamo seduti su una miniera d’oro, ed è bene che vi sia una consapevolezza diffusa di ciò.»

Nel 1959 il giovane pilota inglese Mike Hailwood sembrava essere destinato alla gloria. Era dotato di un incredibile talento, mentre suo padre, Stan Hailwood, un uomo di considerevoli mezzi, gli forniva sostegno finanziario e contatti nel mondo delle moto. Mancava una cosa sola: la moto giusta. Con la creazione della Ducati 250, Mike, uno dei più grandi piloti di tutti i tempi, iniziò la sua leggendaria collaborazione con la Ducati. Nel 1959, dietro richiesta di Hailwood padre, Taglioni preparò un’eccellente bicilindrica per il giovane pilota, una 250 con alesaggio e corsa di 55,25 x 55 mm, le stesse della 125 con distribuzione Desmo. La distribuzione era comandata da una cascata di ingranaggi centrale. La moto erogava una potenza di 37 CV a 11.600 giri ed era equipaggiata con un telaio doppia culla.

Spesso, come succede quando due forti personalità si incontrano, Hailwood faceva ammattire Taglioni (il “Dottor T” una volta disse, scherzando, che i “piedoni” di Mike rovinavano l’estetica delle “sue” moto), ma l’affetto tra i due era considerevole.

Il Bicilindrico 250, completato nel 1960, accoppiava basilarmente due gruppi testa-cilindro della 125 Bialbero. Con l’eccezione di Hailwood, pochi piloti privati di quel tempo erano abbastanza fortunati (o abbastanza ricchi) da potersi permettere una macchina simile.

(Fonte e foto: Ufficio Stampa Unione dei Comuni della Bassa Romagna, 18 maggio 2016)

(EdP-mb)