LOFAR Radio Galaxy Zoo: il progetto di citizen science in ambito astrofisico

Il centro del radiotelescopio LOFAR, di Exloo, Paesi Bassi (foto LOFAR/ASTRON)

I cittadini in aiuto degli astronomi per identificare buchi neri

(Tempo di lettura: 01′:10″, escluso approfondimento)

Da mercoledì 26 febbraio è online LOFAR Radio Galaxy Zoo, lo strumento di citizen science che avvicina i cittadini ai progetti radio-astronomici di ultima generazione. LOFAR Radio Galaxy Zoo fa parte di Zooniverse, la piattaforma più grande e popolare al mondo che offre agli appassionati la possibilità di essere protagonisti nelle scoperte scientifiche. Un approccio basato sull’intervento di volontari – oltre un milione di persone in tutto il mondo – che si uniscono per assistere i ricercatori professionisti.

Grazie al telescopio internazionale Low Frequency Array (LOFAR), gestito dall’Istituto olandese di radioastronomia ASTRON, in collaborazione con diversi altri istituti di ricerca europei – Germania, Francia, Svezia, Polonia, Regno Unito ed Irlanda – tra cui anche l’Italia, grazie alla collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Astrofisica e l’Università di Torino, si portano avanti da anni osservazioni delle bande radio di bassa frequenza. Osservazioni che hanno permesso di scoprire oltre 4 milioni di nuove radio sorgenti nella nostra Galassia e al di fuori di essa.

La rete di telescopi di Astron

Nonostante il team internazionale di scienziati direttamente coinvolti in LOFAR coinvolga oltre 200 tra astronomi, astrofisici ed ingegneri, le osservazioni prodotte da LOFAR necessitano di ulteriori sguardi. Esse vengono continuamente aggiornate con nuovi dati, per riuscire a individuare quale sia la galassia che ospita un buco nero tale da produrre le immense strutture radio vecchie, a volte, miliardi di anni. Come già fatto in passato per altri progetti, in questo arduo compito può venire in aiuto chiunque lo desideri, qualunque appassionato che voglia migliorare la sua conoscenza dell’Universo, guardando il cielo a frequenze inaccessibili all’occhio umano. Tutto ciò è possibile grazie al progetto di citizen science LOFAR Radio Galaxy Zoo.

Approfondimento

Valentina Missaglia, dottoranda del Dipartimento di Fisica, ha partecipato alla preparazione della versione italiana del progetto LOFAR Radio Galaxy Zoo, lavorando sotto la diretta supervisione della Dott.ssa Isabella Prandoni dell’INAF-Istituto di radio astronomia di Bologna in collaborazione con il Prof. Francesco Massaro dell’Università di Torino.

Sono stata fin da subito entusiasta di partecipare al LOFAR Radio Galaxy Zoo – ha dichiarato la Dott.ssa Missagliaun progetto di ampie vedute che permette da un lato di avvicinare il cittadino ai progetti radio-astronomici di ultima generazione e quindi rendersi conto in prima persona di come funziona la radio astronomia e, come suggerisce appunto la dott.ssa Isabella Prandoni, anche di come vengono investiti una parte dei soldi che provengono dalle loro tasse. Ma soprattutto capire che il loro contributo può essere di fondamentale importanza per il progresso della radio astronomia extragalattica.” “Ed il tutto – conclude Valentina Missaglia, che vi ha lavorato direttamente – richiede conoscenze astrofisiche semplici e molto ben definite. Conoscenze che non possono sostituire il background tecnico-scientifico di uno astrofisico, ma che possono dare comunque un contributo molto significativo.

Oggi attraverso tecniche di machine learning e deep learning possiamo sicuramente costruire algoritmi che permettono di risolvere questi problemi anche da un punto di vista statistico.” – aggiunge il Prof. Francesco Massaro – “Ma al momento non sono procedure e metodi abbastanza avanzati da sostituire il modo in cui il cervello umano interpreta ed analizza le mappe di radio sorgenti che produce LOFAR. Dobbiamo allenare le nostre tecniche e qui ci può venire in aiuto il grande pubblico.

Il Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino fa parte del consorzio italiano che partecipa al progetto LOFAR grazie agli investimenti e al contributo scientifico ottenuti attraverso il coinvolgimento del Consorzio Interuniversitario per la Fisica Spaziale (CIFS) e agli accordi siglati con il Centro di Competenza sul Calcolo Scientifico dell’Ateneo Torinese, il tutto nell’ambito del finanziamento relativo ai “Dipartimenti di Eccellenza 2018 – 2022” del MIUR (L. 232/2016).

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LOFAR (Low Frequency Array) è attualmente il più grande radiotelescopio che funziona alle frequenze più basse che si possono osservare dalla Terra. A differenza del telescopio a piatto unico, LOFAR è una rete di sensori multiuso, con un’infrastruttura di computer e di rete innovativa in grado di gestire volumi di dati estremamente grandi.
Il nucleo di LOFAR è costituito da una rete di trentotto stazioni concentrate nel nord-est dei Paesi Bassi. Inoltre, LOFAR è estesa con 14 stazioni in Germania, Francia, Svezia, Regno Unito, Polonia, Irlanda e Lettonia. Il progetto (NenuFAR) ha costruito una super-stazione separata a Nancay che aumenterà notevolmente la sensibilità di LOFAR.

(Fonte: Ufficio Stampa Università degli studi di Torino) Foto: Astron 

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