Hantavirus: forse si era già visto

Dopo la serie di articoli di grande interesse sul Coronavirus, pubblicati durante il periodo Covid su queste pagine, il Prof. Alessandro Capucci fa un primo esame della situazione su questo virus che in pochi giorni ha attirato l'attenzione di tutti i media a livello internazionale

Foto di repertorio: Credit Herney Gómez da Pixabay

di Alessandro Capucci

L’autore: Alessandro Capucci, originario di Faenza, bolognese d’adozione, professore ordinario di malattie cardiovascolari, per molti anni direttore della Clinica di Cardiologia dell’Ospedale Le Torrette di Ancona, un’eccellenza a livello nazionale e internazionale nel trattamento delle patologie cardiovascolari,  dal 2008 al novembre 2019 direttore della Scuola di Specialità in Malattie Cardiovascolari presso l’Università Politecnica delle Marche. È stato inoltre uno degli otto membri in Europa del Working Group on Arhythmias della società Europea di Cardiologia, nonché vice presidente dell’associazione italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione, autore dello studio “Aritmie cardiache, cardiopatia ischemica, scompenso cardiaco, influenze del sistema neurovegetativo” e inoltre organizzatore di vari progetti internazionali e artefice di numerose pubblicazioni. Da sottolineare infine che, pur non essendo un ricercatore, nel database di ricerca scientifica internazionale «Scopus», risulta avere un h-index di 60, con oltre 410 pubblicazioni.
Un nuovo pericolo si sta delineando all’orizzonte e cioè una possibile pandemia da Hantavirus. Realtà o finzione? Questo è il problema, dopo la triste esperienza vissuta con il COVID-19, ben lungi dall’essere dimenticata. Esaminiamo i fatti. Da alcuni giorni in una nave partente dall’Argentina ma con passeggeri prevalentemente olandesi viene segnalato dai mass media la presenza di un focolaio da Hantavirus, variante Andes, che porta purtroppo al decesso di tre passeggeri, mentre altri risultano ammalati. Poi si arriva comunque allo sbarco della maggior parte con rientro in patria nei comuni aerei, senza preoccuparsi troppo delle conseguenti possibili diffusioni di tale virus. Cosa che regolarmente avviene. Quindi perfetta analogia con le prime fasi del COVID quando i passaggi dei passeggeri non furono specificamente monitorati con attenzione. Ci viene detto che comunque questo virus ha poca probabilità di trasmissione, che però può avvenire per via inalatoria e che dobbiamo stare tranquilli. Non vi ricorda qualcosa delle prime fasi del Covid? Si deve rimanere tranquilli ma comunque tutti i giorni l’Hantavirus è la prima notizia dei TG Italiani con descrizione di nuovi casi a Milano etc. Non vengono fornite particolari informazioni, se non saltuarie e decontestualizzate di questo virus che invece ha alle sue spalle centinaia di lavori pubblicati in letteratura scientifica e datanti da decenni. Virus conosciuto dai miltari USA della guerra in Corea (1951-54), in Bosnia e Yugoslavia (lavori del 1998-99) dove evidentemente vi erano scarse condizioni igieniche. Derivato dai roditori ma trasmissibile agli uomini e da persona a persona, con maggiore prevalenza nel genere maschile. Il primo isolamento di Hantaan virus (HTNV) venne praticato nel 1976. Ne esistono varie sottospecie (come per tutti i virus). I principali tipi di malattie che possono provocare sono una sindrome emorragico/renale (HFRS) e una cardiopolmonare (HCPS), proprio come quella di cui si discute in questi giorni. La prima (mortalità 2-9%) è maggiormente evidente in Europa e Asia e la seconda (mortalità >40%) in Argentina e sud America. La patologia esiste in Cina da molti anni e anche in Africa, con assenza di dati per quest’ultima. Il virus è presente in diverse nazioni europee da molti anni; in Finlandia, Svezia, Germania, Polonia etc.  anche se non se ne è mai pubblicamente accennato.
Il calore, anche in questo caso, attenua la capacità infettante del virus così come i detergenti, i raggi UV e soluzioni di ipoclorito. La malattia si esprime con un breve periodo di incubazione di circa 5 gg, prima che insorga la febbre, solitamente > 38°; accompagnata da mialgia, astenia, dolori alla schiena e addominali; possibile nausea, vomito, cefalea e problemi di visione ed emorragie congiuntivali prevalentemente nella forma Europea (HFRS). Se trascurata dopo altri 5 gg compare insufficienza renale acuta con emorragie, ipotensione o nell’altra forma severi problemi respiratori a cardiaci conseguenti.
In questo caso, per fortuna, non esiste il ”tampone diagnostico” ma la diagnosi è clinica con aiuto di alcuni esami del sangue come rtCPR, emocromo con tendenza alla ipopiastrinemia, creatinina elevata, IgG e IgM (fase acuta) Hantavirus relate. La presenza del virus nel sangue è limitato alle primissime fasi della malattia.
Gli Hantavirus entrano nelle cellule attraverso i recettori beta-3-integrine (almeno nella forma renale) che sono nell’endotelio dei vasi sanguigni, nei macrofagi e nelle piastrine. Motivo per cui alla base della malattia vi può essere la comparsa di fenomeni prima trombotico periferici e poi emorragici a seguito del consumo rapido di piastrine. Come poi nella patologia da COVID-19 le citochine e l’interferone giocano un ruolo patogenetico importante.
La patologia data realmente da molto tempo, e in realtà esistono già almeno 5 vaccini di tipologia diversa studiati in Corea, in Cina, in Russia, ma, a quanto si sa la loro efficacia non è mai stata del tutto documentata, con presenza di effetti avversi importanti e necessità di diverse ripetizioni di iniezioni nel tempo. Naturalmente tutti i lavori scientifici recenti ci informano che si attendono ottimi risultati dal prossimo vaccino mRNA che apparentemente la ditta Moderna sta già sperimentando in fase 1.
Ma in Italia è la prima volta che compare questo virus?. Naturalmente no, come ci racconta il lavoro del 2006 di Kollio-Kokko H et al Hantavirus and Arenovirus antibody prevalence in rodents and humans in Trentino, Northern Italy (Epidemiol Infect 2006;134:830-36).
Da un punto di vista terapeutico siamo quindi sempre nella fase di vigile attesa? In realtà anche se tutte le propensioni sono verso i vaccini traspare dai lavori come sia senz’altro utile una diagnosi precoce (più clinica in questo caso rispetto al Coronavirus) e immediato impiego dei comuni antiinfiammatori. Esistono lavori su impiego del cortisone (metilprednisolone) con conseguente riduzione di mortalità del 50%. Il plasma iperimmune dei soggetti guariti è anche qui efficacissimo. Mentre scarsa efficacia degli antivirali come il Ribavirin.
Quindi stiamo assistendo a un racconto che ha molte analogie con la storia della malattia COVID-19. Questo è però un virus molto conosciuto, già diffuso in tutto il mondo, anche in Italia e questo ci viene colpevolmente taciuto. E il momento allora di fare chiarezza per evitare altri inutili e super dannosi lock down e nuove campagne vaccinali cariche di inutili speranze.
EdP-mb

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