Gaza, raid aereo israeliano nella Striscia (La Stampa Mondo)

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Colpita una serie di obiettivi. Poche ore prima un tiro di mortaio. Nessuna vittima
Gaza in una foto dell’agosto del 20 (AFP)

 

A quasi quattro mesi dalla fine del sanguinoso conflitto della scorsa estate, per la prima volta oggi tra Israele e Hamas ci sono state nuove scintille di guerra. Dopo un razzo (o un colpo di mortaio, non è ancora chiaro) tirato ieri da Gaza nel territorio dello stato ebraico – il terzo da agosto scorso -, nella notte l’aviazione israeliana ha colpito «infrastrutture terroristiche» nella parte sud della Striscia. Israele – ha tuonato il portavoce militare Peter Lerner – ritiene «Hamas responsabile» dell’attacco e «non permetterà alcun tentativo di minare la sicurezza e di attentare al benessere dei propri cittadini».

 Secondo fonti della difesa citate dai media, l’infrastruttura colpita dall’aviazione «è una fabbrica di cemento che aveva lo scopo di ricostruire i tunnel del terrore del gruppo». A questo proposito, già ieri – prima del lancio da Gaza – il sito Ynet, citando fonti della Striscia, ha accusato Hamas di aver «requisito materiale da costruzione trasferito da Israele nella Striscia con il proposito di ripristinare i suoi tunnel». Quello delle gallerie sotterranee scavate da Hamas, di cui molte sfociavano in territorio israeliano, è stato uno degli obiettivi militari sui quali si è maggiormente concentrata l’operazione dell’esercito della scorsa estate.

Hamas ha ammonito a sua volta oggi che l’attacco di ieri notte, ma anche «i recenti colpi diretti a pescatori e contadini» da parte di Israele, costituiscono `una pericolosa escalation´`. ´`Ci appelliamo alla comunità internazionale – è detto in un comunicato della fazione islamica palestinese – affinché prenda coscienza dell’aggressione israeliana´`. ´`La resistenza ha il diritto di rispondere – ha poi avvertito Ismail al-Ashgar – a questa aggressione nei tempi e nel luogo che sceglierà´`. Le scintille di ieri e della notte scorsa hanno riportato in primo piano la fragilità del cessate il fuoco in corso tra le parti. Le trattative cominciate al Cairo sotto la mediazione egiziana, dopo la pressione internazionale per mettere fine alla guerra, sono interrotte e non c’é segno, al momento, che possano riprendere.

Oggi l’Egitto, per la seconda volta in due mesi, ha riaperto la frontiera con Gaza (lo sarà anche domani) in modo da consentire ai palestinesi rimasti nella parte egiziana della frontiera di rientrare nella Striscia. Ma la situazione complessiva – e gli avvenimenti lo dimostrano – resta di forte incertezza. Complicata dal fatto che nella Striscia (dove la ricostruzione è solo in piccola parte stata avviata) il governo di unita´ nazionale palestinese, voluto dal presidente Abu Mazen, non ha ancora alcun potere effettivo come doveva essere in base agli accordi di Riconciliazione tra Fatah e Hamas. Il controllo – come denunciato dalla stessa leadership di Ramallah – resta ancora nelle mani della fazione islamica. E quello della sicurezza, ha ricordato in questi giorni il premier israeliano Benyamin Netanyahu, resta il tema su cui la destra giocherà la campagna elettorale in vista del voto politico anticipato di marzo prossimo. Un appuntamento decisivo il cui risultato potrà avere un riflesso rilevante sul conflitto e sulla possibile ripresa dei negoziati. Un’attesa addotta oggi come giustificazione dal segretario di stato John Kerry per annunciare l’ennesimo veto Usa sul dossier mediorientale: questa volta contro la bozza di risoluzione palestinese all’Onu per la nascita dello Stato di Palestina nei confini del 1967 e per il ritiro d’Israele dalla Cisgiordania e da Gerusalemme est – dopo al massimo un anno di trattative – entro la fine del 2106.