Cheops apre i suoi occhi all’universo

L'immagine di una stessa ripresa da Cheops (foto ESA)

L’acronimo CHEOPS (CHaracterising ExOPlanet Satellite) dal nome del Faraone egiziano Cheope, indica il nome della missione dell’Agenzia spaziale europea (ESA) lanciata nel dicembre 2019 (vds EdP), per determinare, tra le altre cose, se i pianeti di altri sistemi solari sono in grado di offrire delle condizioni di vita ospitali. A fine gennaio 2020, CHEOPS ha aperto i suoi occhi per la prima volta ed ha iniziato a scrutare l’Universo – osservando in modo più approfondito lo spazio e i pianeti extrasolari, a caccia di mondi sconosciuti grazie al telescopio realizzato da Leonardo. Il sistema ottico del telescopio è composto da specchi asferici e dell’ottica di collimazione sul piano focale (specchio e lenti). Questo sistema ottico consente a CHEOPS di effettuare misure fotometriche di altissima precisione e di calcolare la grandezza dei pianeti che, ruotando intorno a stelle brillanti ne attenueranno, per brevi periodi, la luce. L’osservazione di questa tenue fluttuazione di luce permetterà di calcolare con accuratezza la massa e le dimensioni del pianeta raccogliendo, quindi, informazioni fondamentali per la comunità scientifica. “La foto scattata da CHEOPS conferma, come dichiarato da Enrico Suetta – VP CTO e Capability Space di Leonardo – che il vero cuore della missione risiede nell’ottica del telescopio realizzato da Leonardo negli stabilimenti di Campi Bisenzio”. In effetti, il telescopio realizzato da Leonardo può osservare una stella per ore e mantenere l’immagine all’interno dello stesso gruppo di pixel con una stabilità straordinaria, anche se il satellite continua a ruotare attorno alla propria orbita. Questa stabilità è garantita dalle eccellenti prestazioni fornite dallo strumento di Leonardo, insieme ai sofisticati algoritmi di funzionamento, che aiutano gli scienziati a raggiungere gli obiettivi della missione CHEOPS. In particolare, Enrico Suetta, ha affermato che “il telescopio CHEOPS – dotato del suo specchio primario di soli 320 mm di diametro – ha mostrato, nella sua fase di commissioning, la precisione fotometrica necessaria ad acquisire le informazioni utili allo studio della composizione degli esopianeti”. Dopo circa tre mesi in orbita, CHEOPS ha completato con successo la sua fase di test, superando tutte le aspettative. Il satellite sta ora svolgendo operazioni scientifiche di routine e gli scienziati hanno iniziato a selezionare le stelle e i sistemi planetari per dimostrare le potenzialità della missione. Ad oggi sono conosciuti più di 4000 esopianeti, ossia quei pianeti al di fuori del sistema solare e che orbitano attorno a un’altra stella diversa dal Sole. Le immagini catturate da CHEOPS aiuteranno i ricercatori a comprendere la struttura di ciascun pianeta e a definirne la composizione, se di origini rocciose o gassose. Leonardo, fedele alla sua lunga tradizione nello sviluppo di strumenti ad altissima precisione – su commissione dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) – ha progettato e costruito gli “occhi” del satellite CHEOPS che orbita a circa 700 km dalla Terra, secondo i requisiti definiti dai ricercatori INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) di Padova e Catania, in collaborazione con l’Università di Berna (Svizzera) e con il prezioso contributo di numerose piccole e medie imprese.

(Fonte: Ufficio Stampa Leonardo) Foto: ESA

EdP-mb

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